La riforma si riflette anche sulla prima parte della Costituzione

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Occorre infine sfatare il mito secondo il quale la riforma, modificando soltanto la Parte seconda della Carta (sull’ordinamento della Repubblica), non intaccherebbe le garanzie contenute nella Parte prima (sui diritti e i doveri dei cittadini). In realtà, le due parti della Costituzione sono strettamente collegate.

Diritti e istituzioni sono inscindibili

Eguaglianza, diritti e istituzioni si legano inscindibilmente: da una parte, le politiche con le quali il Governo decide sui diritti nascono nelle istituzioni, e ne sono conformate; dall’altra, le istituzioni e le procedure contenute nella seconda parte della Costituzione sono funzionali alla realizzazione dei diritti contenuti nella prima. Ciò significa che, se mutano le procedure e le istituzioni, muteranno anche le politiche e il livello di garanzia dei diritti.
Quali leggi e politiche migliori possiamo aspettarci se il prossimo Parlamento sarà – come già quello attualmente in carica – indebolito dal sistema elettorale, ossequiente al capo, e succube dell’Esecutivo?

Vogliamo consegnare le decisioni sui diritti a una maggioranza artificiale e senza limiti?

In nome della stabilità e della governabilità, la riforma costituzionale e l’Italicum consegnano molte decisioni fondamentali ad una maggioranza artificiale, dominata dal leader del partito e sostenuta di fatto da meno di un terzo dei consensi elettorali. Questa maggioranza potrebbe decidere da
sola sui diritti fondamentali di libertà, sull’indipendenza della Magistratura, sulle regole dell’informazione, sui principi dell’etica pubblica, sulle prerogative del ceto politico, sulle leggi elettorali e perfino su ulteriori revisioni costituzionali.
Il controllo dell’agenda parlamentare da parte del Governo e lo stravolgimento del sistema delle garanzie costituzionali, infine, indeboliscono i contropoteri che potrebbero opporsi al predominio di questa falsa maggioranza.
Decisioni su temi così essenziali non possono essere rimesse alla sola maggioranza di Governo, peraltro
neppure realmente rappresentativa della maggioranza del Paese. Chi vuole istituzioni attente ai diritti e ai bisogni dei cittadini, capace di cogliere le esigenze del paese reale, una scuola pubblica di qualità, più tutele sul posto di lavoro, etc. deve volere anche un Parlamento rappresentativo, strumenti efficaci di partecipazione democratica e una legge elettorale che non metta bavagli artificiosi a una parte consistente
del Paese reale. Deve volere che chi è chiamato a rappresentare gli interessi dei cittadini nelle istituzioni conti realmente nelle decisioni e non sia soltanto un’obbediente marionetta a cui il leader pro tempore impone le proprie decisioni a forza di voti di fiducia, maxiemendamenti, decreti – legge, voti a data certa…
Con una Camera formata da deputati nominati dai capi-partito, con una maggioranza artificiale, con un Senato depotenziato e con modalità di elezione confuse e contraddittorie… come potrà ancora dirsi che “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1 della Costituzione)?

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