La riforma prevede lo strapotere dell’Esecutivo

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La riforma accentra il potere verso l’alto: dal Parlamento al Governo; dal Consiglio dei ministri al capo del Governo; dalle autonomie territoriali allo Stato; dagli elettori a una piccola frazione degli eletti.
Concorrono a spostare il potere nelle mani dell’Esecutivo: la fissazione di tempi certi per il voto su disegni di legge essenziali per il programma di Governo; la nuova distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni; la composizione del Senato e le sue modalità di elezione poco chiare; la falsa maggioranza parlamentare creata dal premio previsto dalla legge elettorale.

Il voto a data certa

Il meccanismo del “voto a data certa” non ha nulla a che fare con le elezioni: è uno strumento con cui il Governo potrà chiedere alla Camera di iscrivere all’ordine del giorno, con priorità, un disegno di legge che ritiene essenziale per l’attuazione del suo programma1.
Prevede che entro 5 giorni dalla richiesta la Camera inserisca il provvedimento in agenda e lo discuta nei successivi 70 giorni (fino a un massimo di 85 in casi di particolare complessità). Inoltre, si abbreviano, sia i termini entro i quali la Camera deve trasmettere il disegno di legge al Senato (5 giorni), sia quelli entro cui il Senato può proporre modifiche (15 giorni).
Così, il Governo potrà condizionare i lavori del Parlamento, ingerendosi nella funzione legislativa e violando il principio di separazione dei poteri.

1Salvo che si tratti di leggi riservate all’approvazione congiunta di Camera e Senato, leggi elettorali, di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali, di amnistia e indulto, o di bilancio.

I poteri regionali

A distanza di un decennio dalla riforma del Titolo V (e ancor prima della sua definitiva attuazione) si torna al passato.
Il Governo potrà indebolire le autonomie territoriali – e condizionare ulteriormente l’attività del Parlamento – proponendo che le competenze legislative attribuite alle Regioni siano esercitate dallo Stato (cd. clausola di supremazia). Basta sostenere che lo richieda l’interesse nazionale o lo imponga l’unità giuridica o economica della Repubblica.

Lo strapotere dell’Esecutivo

La riforma è solo il culmine di un processo di indebolimento del Parlamento rappresentativo in corso da anni, un processo che ha consegnato di fatto al Governo il potere di fare le leggi.
Da un lato, infatti, l’Esecutivo ha abusato del potere di fare decreti legge in casi di “urgenza” e di porre la fiducia sui provvedimenti all’esame del Parlamento – compresa la legge elettorale – abituando i cittadini alla logica del ricatto. Dall’altro, l’esercizio della funzione legislativa gli è stato delegato con vincoli sempre meno stringenti.

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