La riforma diminuisce il potere dei cittadini

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Rimandando ad un’eventuale legge futura il potenziamento effettivo degli strumenti di democrazia diretta, nell’immediato la riforma non fa che creare nuovi ostacoli agli istituti già esistenti.

Iniziativa popolare: triplicato il numero di firme

Il numero di firme necessarie per
la presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare viene triplicato: da 50mila a 150mila.
Questa significativa limitazione ad una delle forme esercizio diretto della sovranità da parte dei cittadini non è giustificata da un eccessivo utilizzo dello strumento dell’iniziativa popolare (dal 1979 ad oggi solo l’1,15% delle proposte di legge d’iniziativa popolare sono state approvate dal Parlamento).
Non è giustificabile neppure alla luce dei “tempi certi” di discussione che la riforma vorrebbe garantire a tali leggi, perché secondo il nuovo art. 71 Cost. essi saranno stabiliti dai regolamenti parlamentari, cioè da atti affidati alla maggioranza, la stessa ottenuta con il premio di maggioranza previsto dall’Italicum. Sarà quindi il partito vincente a decidere sull’eventuale adeguamento dei regolamenti e quindi sulle sorti della democrazia partecipativa e diretta.

Referendum: nuovo quorum

La riforma finisce per aumentare anche il numero delle firme necessarie per la richiesta dei referendum: infatti, se si vuole che il quorum partecipativo sia calcolato sulla maggioranza dei votanti all’ultima elezione della Camera dei deputati anziché sulla maggioranza assoluta degli aventi diritto, le firme da raccogliere a sostegno della richiesta non saranno più 500mila, bensì 800mila.
Resta in ogni caso possibile la raccolta di 500mila firme, ma in tal caso il quorum partecipativo rimane fissato nella metà più uno degli aventi diritto (un ostacolo, in tempi di grande astensione, difficilmente sormontabile).

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