Il Parlamento era giuridicamente e politicamente delegittimato a modificare la Costituzione

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La Costituzione del 1947 fu approvata con 458 voti favorevoli (e solo 62 contrari) da un’Assemblea Costituente scelta e legittimata dai cittadini. La riforma costituzionale è stata invece approvata da un Parlamento di “nominati” dai partiti, delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale che, a causa della legge elettorale con cui è stato eletto, lo ha giudicato non rappresentativo della volontà popolare.

L’incostituzionalità del Porcellum

Con la sentenza n. 1/2014, la Corte costituzionale ha denunciato l’«eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo di rappresentanza politica (…) e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto», che discendeva dall’ampiezza del premio di maggioranza assegnato al partito più votato. Inoltre, la Corte ha ritenuto che il meccanismo delle liste bloccate non avesse consentito agli elettori di esercitare un voto consapevole.
Pertanto, ha dichiarato l’incostituzionalità del cd. Porcellum (l. 270/2005).
Anche se, responsabilmente, la Corte ha scelto di non far seguire alla sua sentenza il travolgimento delle Camere e degli atti sino a quel momento compiuti, il Presidente della Repubblica avrebbe potuto decidere di indire nuove elezioni, le quali sarebbero state regolate o dal c.d. Consultellum (cioè il Porcellumcon le modifiche conseguenti alle dichiarazioni parziali di incostituzionalità), o da un sistema proporzionale con soglie di sbarramento e la possibilità di esprimere una preferenza.
Quantomeno un Parlamento così delegittimato e composto da parlamentari “nominati”, insicuri di essere rieletti e perciò ricattabili ed esposti alla mercé del migliore offerente, non avrebbe dovuto procedere a una revisione costituzionale di così ampia portata. Così la riforma della Costituzione è divenuta oggetto di scambio e di ascesa politica. Lo prova il record di passaggi da un gruppo parlamentare all’altro registrato nella XVII legislatura: 325 migrazioni in poco più di due anni e mezzo,
per un totale di 246 parlamentari coinvolti.

Perché lasciare in carica le Camere delegittimate?

Secondo la Corte, le Camere avrebbero potuto continuare ad esercitare le loro funzioni anche a fronte di un vizio di costituzionalità così grave in virtù del principio, implicito nell’ordinamento giuridico, della continuità dello Stato e degli organi costituzionali. Questo non autorizzava però le Camere a concludere la Legislatura e, soprattutto, ad operare con pieni poteri come se nulla fosse accaduto. La proroga delle Camere aveva lo scopo di permettere l’approvazione di una nuova legge elettorale, conforme ai principi costituzionali, per poi tornare al voto e restituire ai cittadini la sovranità di cui il Porcellum li aveva privati.

Una nuova legge elettorale incostituzionale

E invece la nuova legge elettorale approvata dal Parlamento ha sostanzialmente riprodotto le norme del Porcellum. L’Italicum, infatti, consente ad una lista che in sede di ballottaggio abbia raggiunto anche solo il 20-25% dei voti di ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera, continuando a prevedere uno sproporzionato premio di maggioranza.
Il vero obiettivo che muove la sua approvazione, che ha preceduto quella della riforma costituzionale e si pone in combinato disposto con essa, pare essere quello della “verticalizzazione” del potere: il fine di gestire il potere senza ostacoli e limiti da parte di nessuno, cittadini compresi.

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